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L'invenzione della gioia - il racconto della presentazione

Indice articoli

Il racconto della presentazione de L'invenzione della gioia tenutasi a Roma il 7 febbraio 2011: gli interventi del poeta Elio Pecora, dei vignaioli Beppe Rinaldi e Giovanna Morganti, del filosofo Rocco Ronchi, del pittore Marcello Spada, autore dei dipinti contenuti nel libro, del vicepresidente della Società dei Neurologi Ospedalieri Italiani Giuseppe Neri, del presidente di Greenpeace Ivan Novelli.

E inoltre: un testo di Ada Donati e la lettera della maestra elementare, Rosella Martini.
Introduzione di Arturo Parolini, presidente della Ong Ricerca e Cooperazione, moderazione di Sergio Bonetti, conclusione di Elio Pecora.

 

Arturo ParoliniArturo Parolini
Cari amici, Sandro Sangiorgi ha voluto farci l’onore di promuovere questo meraviglioso libro qui da noi. Siamo una ONG, Ricerca e Cooperazione. La nostra “mission” è promuovere il progresso nei paesi del Terzo Mondo. Sempre più avvertiamo il contrasto tra «progresso» e «sviluppo»; pensiamo che il primo debba comprendere i valori profondi dell’umanità, mentre assistiamo a una civiltà che sembra disgregarsi verso forme sempre più forti di consumismo e verso stili e modelli di vita improntati alla non felicità.
Sandro Sangiorgi ha scritto un libro enciclopedico diviso in più sezioni, la terza si chiama modestamente “La Dispensa” ma, gli addetti ai lavori confermeranno, si tratta di un lavoro scientificamente e tecnicamente di altissimo livello.
Io posso solo entrare nel merito delle prime due sezioni dove la convivialità, la gioia di vivere, la comunicazione, il sogno ne tessono la trama.
Marcel Mauss, un grande studioso, basava la socialità umana su processi di asimmetria. Il dono è uno scambio che produce situazioni asimmetriche: io do, tu hai avuto, io teoricamente devo avere. Esso crea delle relazioni, dei rapporti, si aprono dei canali. Quando invito qualcuno a cena sto lanciando una proposta di socialità, di convivialità, di investimento reciproco.
Sandro Sangiorgi con questo libro ha fatto a tutti noi e alle generazioni a venire un enorme e bellissimo regalo e gli siamo tutti grati e debitori.


Sergio Bonetti

Vorrei fare un piccola considerazione sul sottotitolo “educarsi al vino”. Il riflessivo mi ha ricordato un’autrice alla quale sono molto legato, Hanna Arendt, che ha posto al centro del suo pensiero il concetto di self-denken, del pensare da sé, con la propria testa. Mi occupo di processi cognitivi e formativi e, se vedo un’espressione del genere, subito penso alla mia professione. Rispetto all’incredibile deriva edonistica o “parolaia” sul vino, il fatto che Sandro preveda nel sottotitolo il soggetto che apprende, che compie quest’esperienza, mi sembra di grande interesse e credo sia l’approccio di tutto il libro.


Sandro Sangiorgi

Arturo è un gentleman, è stato molto carino a dedicarsi solo al libro. In realtà gli avevo chiesto di dire anche due parole su Ricerca e Cooperazione. Mi sembrava fondamentale perché noi ci siamo conosciuti in una maniera bella: qui ho fatto un corso sul matrimonio tra cibo e vino, si mangiava e si beveva, e tutte le entrate sono finite in quindici borse di studio nel Malawi.
Ho scritto una serie di ringraziamenti, che di solito dovrebbero servire a togliersi i sassolini dalle scarpe. Io invece avevo bisogno di farmi perdonare da qualcuno e ho cominciano ringraziando Ricerca e Cooperazione. Ancora grazie per averci ospitato.
Tra chi ha già il libro o lo prenderà, ci sono quelle persone che ne hanno diritto per aver versato il primo acconto nell’estate del 2005: 20 euro... adesso è diventato conveniente! Doveva costare 30, avrebbe dovuto avere 250-300 pagine, sono diventate 600, ma non abbiate paura, non è soltanto scrittura, c’è anche molto da vedere. Avessi potuto mettervi qualcosa da annusare, da ascoltare, l’avrei fatto volentieri: con Gianpaolo ci stiamo organizzando.
Ho voluto fortemente alcune persone, per cui cercherò di non parlarvi del libro, avete tutto il tempo per guardarlo. Ho voluto delle persone perché, se il libro è arrivato, lo devo a loro; è un gesto di riconoscenza.
Certo, il libro si chiama “L’invenzione della gioia” e se avessi potuto invitare Borges, l’avrei fatto. L’invenzione della gioia è un verso della poesia “Ode al vino” in cui lui scrive: «In che giorno segreto non segnato dal marmo nacque la fortunata idea di inventare la gioia».
Per fortuna questi debiti di riconoscenza non vanno solo a persone decedute, ma anche a persone viventi, in forma, pronte. La presentazione del libro voleva essere proprio questo: riunirle e chiedere loro di dire qualche cosa. Del libro? Mah, non è neanche indispensabile, anche se so che qualcuno lo farà; l’importante è farvi capire come hanno contribuito. Ci arriverete da soli attraverso le loro parole.
È come consegnarvi un pezzettino del nostro percorso, e farlo insieme stasera. Non volevo che fosse una presentazione nella quale parlava solo l’autore: c’è il libro. Ho soltanto preso questo foglio perché mi corre l’obbligo di ricordarvi una persona che avevo invitato, Rosella Martini. Rosella non c’è perché non sta bene, mi ha scritto una cosa molto bella: ne leggerò alcune parti e farò solo questo. Gli altri vi spiegheranno com’è nato questo libro.

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