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15 luglio - Il Tavij, Teresa e Nadia

Il viaggio prosegue in una linea che si spezza nel territorio astigiano. A parlare continuano ad essere voci di donna in una femminea continuità che tiene leggera il corso della mia storia in un mondo dove è solito trovare mani e parole di maschio. Giulia mi accompagna a Scurzolengo, lì mi aspetta Nadia. Da Firano si sale verso nord-est e si oltrepassano le acque del Tanaro. Il paesaggio collinare è interrotto soltanto dalla periferia della città e guadagna colore e silenzi man mano che le strade tornano a salire.     
La presenza dell'uomo si assottiglia, le costruzioni con lui. I cartelli indicano Calliano, San Desiderio, Portocomano e Scurzolengo. Sulle colline si spiegano strisce e strisce di piante di vite e boschi di nocciole. Arriviamo in località Montevenere. Stampati in un cielo aperto i tre bicchieri della Cascina Tavijn, il Grignolino, il Ruché e la Barbera. Il cortile è steso al sole, un gatto ci passa davanti segnando confini, da sotto il vecchio fienile arrivano suoni, ripetuti, di macchine. I gesti veloci di una bimba che esce da una porta accanto ad una vasca d'acciaio, la segue una donna dal sorriso di madre.
Ci salutiamo lì in mezzo al cortile dove sembra raccogliersi il sole. 
Stiamo imbottigliando il Grignolino, in cantina ci sono i miei genitori.
Andiamo che ve lo faccio assaggiare.
E prende due bicchieri e ci fa entrare nella cantina dove Teresa è seduta all'imbottigliatrice e Ottaviano le è a fianco che sistema le bottiglie sulle cataste dopo averle tappate. 
Nadia ci presenta ai suoi e mentre salutiamo riempie i bicchieri del giovane Grignolino del 2014. 
Possiamo tornare di là che sto etichettando qualche bottiglia per mio marito. Caterina rientra dalla porta da dove l'ho vista uscire e noi dietro. Ho il bicchiere in mano, piego il capo verso un interno che contiene e annuso il liquido che tende al rosso. Davanti a me un tavolo sul quale stanno bottiglie reclinate, alcune etichette sparse nell'ordine, le mani di una donna che compiono gesti di vita addomesticata assieme al movimento di impulsiva scoperta di una figlia ancora bambina. Rimetto il naso nel bicchiere e una sensazione di piacere fa il suo corso attraverso di me e la aggiungo ai due volti di donna che parlano della loro esperienza e si      sorridono. Mi viene da pensare agli inizi, a quando si entra per la prima volta in una casa, in un mondo. Sono lì da meno di cinque minuti e mi sono passate dagli occhi immagini di lavoro e di famiglia e di condivisione e gioco, spazi. E c'è questa piacevolezza che circola dal bicchiere al resto in un senso che sento accoglienza.
Guardo le due donne che si conoscono ma che mai si erano incontrate nelle proprie cantine e nei propri vigneti. Le guardo scambiarsi una bottiglia del vino che fanno a pochi chilometri l'una dall'altra e poi salutarsi sempre con lo stesso sorriso franco di prima. Saluto Giulia che ritorna verso la sua terra, la ringrazio di questo passaggio che lega come due note di sassofono suonate da un solo soffio il mio procedere che si sente protetto, al sicuro.
Nadia mi mostra le etichette su cui sono stampati dei disegni di Caterina, la bimba è lì a guardarli anche lei con felice orgoglio che le si legge negli occhi. Poi usciamo in cortile dove il gatto attraversa nuovamente lo spazio. Caterina mi porta a vedere i piccoli del gatto e ne prende uno e se lo porta al petto. Chiedo a Nadia se intanto posso aiutare i genitori ad imbottigliare. Vai pure, io finisco di preparare le bottiglie. Ritorno in cantina e chiedo dove posso stare per aiutare. Ottaviano mi lascia il posto alla tappatrice, una vecchia tappatrice a pedale, e si concentra sulle cataste. Teresa è seduta e tra una bottiglia e l'altra     risponde a qualche mia curiosità e me ne rivolge di sue. Così il marito, attento a sfruttare tutto lo spazio possibile per sistemare le bottiglie piene del Grignolino. Il tempo scompare nell'azione e parlarci dentro, in questo agire continuo, è qualcosa che avvicina e accomuna. Il mio sentirmi straniero svanisce nel gesto e nella semplicità di chi ascolta e mi dice.
La porta della cantina di apre ed entra Nadia. Se vuoi andiamo a posare i tuoi bagagli e scendiamo ad Asti allo stand del vino. Tanto ci sarà anche domani da imbottigliare. 
Va bene. Saluto Teresa e Ottaviano che ritorna al mio posto a mettete i tappi ed esco nel cortile ancora pieno di sole della sera.
Allora, cosa mettete in bottiglia domani?
Sempre Grignolino, ma più sperimentale. Nell'ultima vendemmia io e i ragazzi di Crealto abbiamo unito i nostri mosti fiore di Grignolino. È poca cosa, una barrique. Ci piaceva l'idea.
Sarà divertente. 
Ad Asti, nel piazzale in fronte alla bella cattedrale gotica sono allestiti i tendoni per la festa musicale dell'estate. 
Quest'anno gli organizzatori hanno deciso di puntare su un vino di qualità, ci siamo noi e altre due aziende locali.
Oggi è l'ultima serata, poi sbaracchiamo. Mangiamo qualcosa adesso. Ci avviciniamo allo stand gastronomico e ordiniamo due piatti freddi piemontesi e riassaggio il Ruché e ci ritrovo la sacralità di un vino cerimoniale in grado di aprire una via emotiva malgrado la temperatura. Nella notte, prima di fare ritorno, facciamo una breve passeggiata per le vie del centro astigiano. Nadia mi parla dei vecchi edifici della città e nelle parole la nostalgia di un tempo passato. Quel muro che abbiamo davanti, ricordo che in qualche punto luccicava. Sarà il fatto che forse avevamo bevuto o che il tempo ha cancellato quelle parti luccicanti...
 
Poi è mattino. Un mattino di luglio  sulle colline del Grignolino e del Ruché. La strada curva e stretta tutta per me e per le ruote della valigia che tiene l'attrezzatura. Un contadino passa il trattore a sfalciare i bordi di un campo, un autobus taglia verso il cartello che indica Portocomano, io cammino guardando la collina dall'altra parte della vallata. 
Una volta il sindaco di Scurzolengo aveva mandato un messaggio a tutta la cittadinanza...c'era un uomo che si aggirava per le case del paese, era semplicemente un venditore di Folletto. Vedrai che domani ci arriva in messaggio che dice: attenzione, avvistato strano uomo per le vie del paese con valigia e fare sospetto...
Sorrido mentre mi avvicino alla cascina. Nel cortile Ottaviano e Teresa stanno spostando dei bancali.
Speriamo che quelli di Crealto siano puntuali, dobbiamo ancora finire di imbottigliare il nostro Grignolino.    
Nadia sta aiutando il marito a caricare il vino per il ristorante, Caterina è vicina ai piccoli mici e gioca con loro.
Seguo Ottaviano e lo aiuto a portare i bancali vuoti sul camioncino dell'azienda. Poi scendiamo in cantina e prepariamo i secchi da riempire vicino alla barrique che si svuoterà.
Sono all'incirca le dieci quando arrivano Luigi ed Eleonora, stivali di gomma e abiti da lavoro.
Teresa tira un sospiro di sollievo, Nadia con fare tranquillo saluta e dice ai suoi di aspettare nella stanza dell'imbottigliamento che tra poco inizieranno ad arrivare i secchi di vino.
Noi scendiamo insieme a Luigi ed Eleonora dove stanno le vasche di affinamento, Caterina ci segue.
Prima di cominciare Nadia riempie quattro bicchieri e beviamo questo insieme di Grignolino, buono e già solido.
Caterina resta accanto alla madre mentre con un tubo di gomma riempie i secchi che Luigi ed Eleonora porteranno di sopra  nella vasca   accanto all'imbottigliatrice.   
Dopo qualche minuto salgo anch'io ed entro nello spazio dove stanno i genitori di Nadia aspettando di riprendere il momento in cui il secchio viene svuotato nella vasca. Intanto accendo il microfono e inizio a parlare con Teresa della storia dell'azienda e della decisione di Nadia. Teresa mi racconta la sua versione di madre con una genuinità disarmante, come se fosse una cosa appena accaduta. Mi parla delle scelte della figlia e della reazione sua e di Ottaviano. Dei propri occhi, che rispetto al passato, sopportano con sempre maggiore difficoltà la luce forte del sole, delle fatiche e della quotidianità. E mentre mi parla penso alle forze necessarie per crescere tre figlie e lavorare la campagna. 
Luigi entra con l'ultimo secchio di vino e lo versa nella vasca e si può iniziare a riempire le bottiglie.      
Tutti al proprio posto e nel giro di un'ora risolviamo il lavoro.
Diamo una sistemata per riprendere nel pomeriggio l'imbottigliamento del Grignolino ufficiale e ci spostiamo di stanza. Sul tavolo una bottiglia di Crevijn dell'anno passato, un vaso colmo di nocciole e un tagliere con un coltello a fianco. Nadia si mette a tagliare un salame cotto, tipicità dei luoghi, un salame stagionato e una grossa pagnotta. Qualcuno versa il vino nei bicchieri e brindiamo alla convivialità. Un Grignolino che si proietta nel tempo e che accompagna con grazia la carne insaccata e rinfranca il corpo e il pensiero.
Poi Nadia apre una bottiglia di G Punk, tappo a corona ed etichetta con la cresta. Già, l'amico grafico ha detto che questo vino è un vino con la cresta. Mangio un pezzo di pane e Io assaggio. Il mio primo sorso. La sua semplicità e purezza mi rendono felice. Si accendono nel cervello i ricordi delle alici in salamoia, quella salinità amarognola e una vicinanza al sapore del rabarbaro. Il bicchiere scende quasi tutto d'un fiato.
C'è un bello stare insieme, un sapersi godere dei momenti di abbandono e gustare la soddisfazione di un lavoro nella condivisione. Poi Luigi ed Eleonora si alzano e ritornano alla loro azienda. Io aiuto la famiglia Verrua a sistemare la tavola ché in cucina ci aspetta Teresa per una leggera insalata di pomodori e altre verdure. Mentre sollevo il cestino del panei accorgo dei quadretti fatti i  occasione della Barbera, la Bandita.
Ricordo di averla bevuta l'inverno passato, un equilibrio benefico tra alcol e fresca acidità.
Teresa mi chiede se voglio assaggiare una delle sue cipolle messe sott'aceto e altri sapori. Adoro le cipolle. Hanno il colore del vino e per nulla pungenti e assai digeribili. E continuo a versarmi il Grignolino nella versione con la cresta.
Fuori il pavimento del cortile sembra bruciare, ci concediamo una piccola siesta prima di riprendere l'azione.
Al risveglio scendo in cucina dove Teresa sta aspettando il marito per ricominciare ad imbottigliare. Beviamo un caffè e torniamo al lavoro. Mi metto davanti alla tappatrice e mentre scorrono le bottiglie continuo a parlare con Ottaviano e Teresa.
Il rumore di una macchina nel cortile.
Questa è Nadia che è tornata.
Io vado allora, mi ha detto che andavamo un pò in vigna. A più tardi.
Scendiamo una strada e ne risaliamo un'altra, poi un pezzo di sterrato e siamo in mezzo alla vigna nella luce soffice della sera.
Nadia prende guanti, forbici e bottiglia di acqua ed io le mie cose e ci incamminiamo verso i filari della Barbera. Seguo il passo calmo di chi ha deciso di lavorare in campagna assieme ai propri genitori. Scendendo a valle mi mostra i grappoli di Ruché ancora verdi e con orgoglio il campo di melissa che tra poco verrà raccolta. 
Arriviamo in basso dove stanno i filari della Barbera, dove da una quindicina di anni vive la malattia chiamata Flavescenza Dorata che qui colpisce soprattutto Barbera ed Arneis.
Nadia impugna le forbici e mentre io inizio a fare qualche panoramica si mette a tagliare i tralci malati e mollicci delle piante. Mi metto dalla parte opposta del filare ed iniziamo a parlare della vita in campagna a fianco dei genitori. È un dialogo fluente senza quasi interruzioni o necessità di domande. Nadia è l'unica delle tre sorelle che dopo gli studi ha voluto lavorare nell'azienda. Se non avesse preso questa decisione i genitori avrebbero venduto tutto e si sarebbero ritirati. Hai rimesso in gioco la vita di due persone. Sarà stato un colpo per loro ma sono sicuro che avranno provato anche una enorme soddisfazione. 
Già, è così. Mi piace lavorare qui, lo sento mio, anche se a volte mi chiedo come possa lavorare insieme a loro!
Giorno dopo giorno devo ancora guadagnarmi i miei spazi e basta che stia lontana anche solo per una fiera che perdo terreno e me lo devo riconquistare. E continua a tagliare i tralci rossastri e unisce le parole alle azioni in una fare flemmatico e pacifico. 
Mi hai detto che ti senti ansiosa ma io non direi, trasmetti molta tranquillità.
Senti ma la famiglia ha una impostazione matriarcale, vero? Tre sorelle e una madre come Teresa...
Te ne sei accorto. Hai visto stamattina come fremeva quando aspettavamo Luigi ed Eleonora?
Sì, è una donna molto forte.
E questa Flavescenza?
Sì sono ammalati i vigneti più vecchi, stiamo cercando una maniera per arginarla, per ora cerchiamo di lasciare i tralci che sembrano sani e aspettiamo. Il Ruché e il Grignolino non hanno questo problema.
Il sole sta quasi tramontando e le zanzare iniziano a infastidire. Risaliamo il pezzo di terra che conduce alla macchina e ci dirigiamo verso casa. Mi fermo un attimo a prendere Bianca. Certo. 
Dalla casa dove ci siamo fermati esce la sorella più piccola di Caterina. Io apro la portiera e le dico di mettersi sulle mie gambe che dietro spazio non c'è. Intanto che aspettiamo di ripartire le faccio vedere alcune foto che ho scattato con il telefono.
Poi in viaggio verso la cena.
Nel cortile le due sorelle si ritrovano insieme. Teresa ci chiama in cucina che è quasi pronto e prendiamo posto attorno al tavolo. Mentre mangiamo Bianca continua a tenermi il braccio chiedendomi cose. Le dico di aspettare che sia finita la cena, poi giocheremo. Nadia apre una bottiglia di Barbera rosata fatta con il metodo del salasso. È ancora un pò chiusa in fase di distensione. Da riassaggiare.
Sono quasi le 21 Bianca mi richiede di giocare, l'accontento. Poi guardo Ottaviano seduto a capotavola in attesa di qualcosa e allora gli chiedo se ha voglia di fare due chiacchiere di là nella stanza dove la mattina abbiamo bevuto il Crevijn. Mi sembra felice della cosa e mentre preparo le riprese si siede accanto al camino.
Mi racconta di come è nata l'azienda, con i soldi francesi di alcuni parenti.
Che quando era giovane andava per le vie dei paesi a suonare i campanelli per vendere le damigiane, che stanno morendo troppe persone a causa dei veleni che vengono spruzzati nei campi. Che l'azienda porta il suo nome perché lui è conosciuto così come il Tavij. Che quando Nadia ha deciso di lavorare con loro gli è venuto un mezzo infarto ma poi è andato avanti insegnandole le cose e lavorando con lei. E va avanti a raccontare con un piacere che viene da dentro. Alla fine abbiamo i bicchieri vuoti, osservo la foto di un padre dietro di lui e gli stringo la mano. Saluto e ringrazio Teresa della cena, Nadia accompagna le figlie a letto ed io vado a trascorrere la mia ultima notte astigiana.
Domani ti accompagno alla stazione di Asti che tanti devo fare una consegna vicino.
Grazie, a domani allora.
Alla stazione faccio il biglietto per Biella e prima di salire al binario Nadia mi regala una bottiglia di G Punk, la saluto e mi avvio verso il treno con il sorriso formato Grignolino.

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