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La didattica di Porthos

Aspettiamo.

Restiamo in attesa di capire come e quando riprendere la didattica in presenza. Stiamo pensando a nuove soluzioni, a delle alternative.
Vi terremo al corrente e vi ringraziamo della vicinanza.

 

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14

settembre

Roma

Il calendario eventi 2020/2021

Ecco il calendario degli eventi che si svolgeranno presso la sede di Porthos tra settembre 202o e aprile 2021

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Respirare insieme

a cura di sandro sangiorgi
foto di matteo gallello

Una boccata d’aria. È appena passata l’una di notte del primo sabato di riapertura della vineria. Sono rimasti pochi tavoli e dopo sette ore di frenetico servizio tiro giù per la prima volta la mascherina. Ricomincio a respirare, è come rinascere. Non mi ero mai reso conto di quanto fosse orribile avere a che fare solo con il proprio respiro. Si soffoca, non tanto fisicamente quanto psicologicamente. Nell’atto della respirazione c’è l’essenza della vita stessa. Respirare è la prima cosa che facciamo quando usciamo dal grembo materno, è la continua e ininterrotta contaminazione con gli altri viventi. Non si respira mai da soli: il respiro stesso è la prova che siamo parte di un’unica, molteplice vita. Mettere una barriera tra noi e l’aria che respiriamo è come rimanere confinati, banditi dal mondo. Quell’aria che non riusciamo a vedere, eppure ci permette di sentire, odorare, gustare, vivere.
A chi viene in vineria e mi chiede la solita domanda, «ma che cos’è il vino naturale?», ora rispondo che è un vino che non teme il rapporto con l’aria. Un vino che non ha paura di nascere nella contaminazione con la vita di altri esseri viventi, di accettare fino in fondo lo stupore della metamorfosi dell’uva nel liquido odoroso. Un vino che abbraccia il cambiamento continuo, l’intima essenza della vita.

Calice Luce

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Le fermentazioni spontanee, conversazione con Giacomo Buscioni


Non si può ridurre la fermentazione a un unico e lineare avvenimento: analizziamo piuttosto la biodiversità speciologica. Al momento è conclamato che il Saccharomyces cerevisiae è colui che conduce la fermentazione alcolica e molto spesso caratterizza lo spettro aromatico del vino. Le ricerche indicano che c’è una grande differenza genotipica rilevata tra le stesse famiglie di cerevisiae quando provengono da ambienti di vinificazione diversi, mentre è meno elevata all’interno dei ceppi provenienti dalla stessa cantina che, per questo, sono definiti “indigeni di cantina”.
Le spiegazioni di Giacomo Buscioni in un'articolata conversazione su Zoom.

Il vigneto, comunità e contaminazioni

 
Ecco il resoconto dell’evento dedicato ai vini ottenuti dalle “vigne miste”, introdotto dal testo presente nella brochure di presentazione della stagione 2019-2020.
Quindi il discorso di apertura da parte di Matteo Gallello e di seguito un’intervista a Jacopo Stigliano, produttore di due etichette da vigne miste. A chiusura il racconto della degustazione con i dettagli sugli otto vini degustati, una dote di conoscenza di persone, paesaggi e territori, testimonianze di culture uniche, antiche e, nello stesso tempo, prodigiosamente moderne. 

starseti collage

«Un tempo il contadino piantava vitigni diversi nella stessa vigna, forse per comprendere quali si sarebbero adattati meglio al clima e alla terra del luogo. Col passare degli anni il vignaiolo ha scoperto un’interazione energetica ben al di là del visibile, da cogliere tutta nel vino. Il crescente rigore eugenetico nelle selezioni clonali ha impoverito la biodiversità, anche tra ecotipi dello stesso vitigno, e ha portato a una riduzione della varietà e della profondità espressiva dei vini. Eppure la biodiversità non è solo una risorsa espressiva del liquido, ma anche un’opportunità agricola: magari il maltempo non rovinerà tutti i grappoli visti i diversi tempi di fioritura e poi, nel caso di malattie, non tutte le piante saranno colpite. La non omogenea maturazione degli acini è diventata un’insospettabile virtù, creatrice di equilibri impensati».

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