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20 luglio - Giulio e Didier, espressioni di montagna

Da qualche anno la linea Torino-Aosta si è frantumata così come tante altre linee che sono state spezzate, limitate e soppresse; la Milano-Venezia, la linea notturna che scendeva nel meridione, eccetera eccetera eccetera. Si è lasciata via libera e preferenziale alle frecce nazionali, la bianca, la rossa e la freccia argento. Chissà se all′inizio quelli delle ferrovie pensavano a paragonare i treni agli aerei e abbiano dimenticato e confuso il terzo colore della bandiera. Niente alta velocità per quest′anno, al massimo un Intercity notte da Roma a Messina. AV rappresentava per me il tasto che ero solito vedere da bambino sul telecomando del videoregistratore. Sì, ammetto di averlo preso anch′io un treno ad alta velocità quando c′era un offertona meno costosa dell′interregionale, ma per questo progetto ho scelto la calma e la pazienza e in cambio ho ricevuto tempo. Un tempo per leggere, un tempo per conoscere e parlare, per stare con altri viaggiatori, per guardare le stazioni passare e sincerarmi di ciò che le separa, per scrivere articoli e per dormire.

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16 luglio - Verso cascina Cottignano, Carlo e Giacomo

Dal finestrino, all′orizzonte, sembrano attaccate al cielo, così vicine che il tempo di una passeggiata può portarti da loro, là dove le salite hanno inizio. Ho trascorso sei anni della mia vita a Torino e nelle andate e nei ritorni verso la terra natia le osservavo con un sentimento di bellezza, tuttavia, senza sentirle addosso, estranee e irraggiungibili. Poi una volta ci camminai per davvero. È stato come un lampo. La percezione che lassù potevo inseguire la mia fatica, portare i miei pensieri e farli camminare fino a sfinirli e renderli essenza. Ora, a guardarle, quelle montagne che fanno le Alpi, è guardare una parte di me, avere dentro un pezzo di mondo libero da tutte le nozioni di storia e geografia e nomenclatura, sapere che possiamo essere un luogo e dividere con esso la complessità e la semplicità dei giorni.

Verso Colombera e  Garella Cascina Cottignano, da Carlo e Giacomo - Portho Edizioni

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La prossemica del vino - Centopercento Grechetto

“La dimensione nascosta” è un introvabile saggio del 1966 di Edward T. Hall, pubblicato in Italia da Bompiani nel 1968 e tradotto da Massimo Bonfantini. Il sottotitolo è “Vicino e lontano: il significato delle distanze tra le persone”.
Si tratta di un volume che introduce in modo semplice ed esaustivo alla prossemica, la dottrina semiologica che studia i gesti, i comportamenti, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, verbale e non verbale. È una disciplina dell’esperienza quotidiana perché basata sull’osservazione dei comportamenti della società in cui viviamo, pieni di significato anche quando si manifestano per abitudine e istinto.
E il vino? “La prossemica del vino”… sembra il titolo altisonante dell’ultimo romanzo dell’enologo in voga! In verità, è un modo per spiegare il grado di coinvolgimento davanti al bicchiere, esperienza che ho potuto fare, contestualmente alla lettura del libro, provando il senso di vicinanza e lontananza del vino in occasione di Centopercento Grechetto, grazie all’invito di Giampiero Pulcini e all’ospitalità della Cantina Roccafiore di Todi.
La degustazione cieca di tredici vini da undici aziende, mi ha dato il modo di conoscere le diverse interpretazioni del bianco umbro e, così, ho potuto scorgere, dove possibile, i modi di un vino-vitigno in piena riscoperta. Addirittura, è tale l’entusiasmo che da più parti s’immagina una nuova anima bianchista dell’Umbria. Si parla dei cloni – il g109 (grechetto di Orvieto) e il g5 (grechetto di Todi) –, si spendono articoli sulla personalità duttile e gastronomica, non mancano riferimenti al tannino, alla sua sana rusticità... Tutto vero, ma da pochi vini ho percepito un senso di vicinanza.

Todi e Centopercento Grechetto - Porthos Edizioni

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Ricordo di Ale

Oggi è un mese dal giorno della morte di Alessandro “Ale” Zamboni. Sin da subito ho pensato che avrei “dovuto” scrivere qualche riga, ma non ci sono riuscito fino a oggi. Sono ancora traumatizzato dall’evento. Nella mia vita ho avuto la fortuna di subire pochissimi lutti così profondi, questo mi ha segnato più di tutti. La vicenda dell’incidente, l’errore delle prime indiscrezioni, la superficialità dei media, tutti aspetti dolorosi che, però, non c’entrano con la tristezza inconsolabile che porto con me.

Alessandro Zamboni ad una degustazione - Porthos Edizioni

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