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La prossemica del vino - Centopercento Grechetto

“La dimensione nascosta” è un introvabile saggio del 1966 di Edward T. Hall, pubblicato in Italia da Bompiani nel 1968 e tradotto da Massimo Bonfantini. Il sottotitolo è “Vicino e lontano: il significato delle distanze tra le persone”.
Si tratta di un volume che introduce in modo semplice ed esaustivo alla prossemica, la dottrina semiologica che studia i gesti, i comportamenti, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, verbale e non verbale. È una disciplina dell’esperienza quotidiana perché basata sull’osservazione dei comportamenti della società in cui viviamo, pieni di significato anche quando si manifestano per abitudine e istinto.
E il vino? “La prossemica del vino”… sembra il titolo altisonante dell’ultimo romanzo dell’enologo in voga! In verità, è un modo per spiegare il grado di coinvolgimento davanti al bicchiere, esperienza che ho potuto fare, contestualmente alla lettura del libro, provando il senso di vicinanza e lontananza del vino in occasione di Centopercento Grechetto, grazie all’invito di Giampiero Pulcini e all’ospitalità della Cantina Roccafiore di Todi.
La degustazione cieca di tredici vini da undici aziende, mi ha dato il modo di conoscere le diverse interpretazioni del bianco umbro e, così, ho potuto scorgere, dove possibile, i modi di un vino-vitigno in piena riscoperta. Addirittura, è tale l’entusiasmo che da più parti s’immagina una nuova anima bianchista dell’Umbria. Si parla dei cloni – il g109 (grechetto di Orvieto) e il g5 (grechetto di Todi) –, si spendono articoli sulla personalità duttile e gastronomica, non mancano riferimenti al tannino, alla sua sana rusticità... Tutto vero, ma da pochi vini ho percepito un senso di vicinanza.

Todi e Centopercento Grechetto - Porthos Edizioni

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Ricordo di Ale

Oggi è un mese dal giorno della morte di Alessandro “Ale” Zamboni. Sin da subito ho pensato che avrei “dovuto” scrivere qualche riga, ma non ci sono riuscito fino a oggi. Sono ancora traumatizzato dall’evento. Nella mia vita ho avuto la fortuna di subire pochissimi lutti così profondi, questo mi ha segnato più di tutti. La vicenda dell’incidente, l’errore delle prime indiscrezioni, la superficialità dei media, tutti aspetti dolorosi che, però, non c’entrano con la tristezza inconsolabile che porto con me.

Alessandro Zamboni ad una degustazione - Porthos Edizioni

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16 luglio - Verso cascina Cottignano, Carlo e Giacomo

Dal finestrino, all′orizzonte, sembrano attaccate al cielo, così vicine che il tempo di una passeggiata può portarti da loro, là dove le salite hanno inizio. Ho trascorso sei anni della mia vita a Torino e nelle andate e nei ritorni verso la terra natia le osservavo con un sentimento di bellezza, tuttavia, senza sentirle addosso, estranee e irraggiungibili. Poi una volta ci camminai per davvero. È stato come un lampo. La percezione che lassù potevo inseguire la mia fatica, portare i miei pensieri e farli camminare fino a sfinirli e renderli essenza. Ora, a guardarle, quelle montagne che fanno le Alpi, è guardare una parte di me, avere dentro un pezzo di mondo libero da tutte le nozioni di storia e geografia e nomenclatura, sapere che possiamo essere un luogo e dividere con esso la complessità e la semplicità dei giorni.

Verso Colombera e  Garella Cascina Cottignano, da Carlo e Giacomo - Portho Edizioni

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15 luglio - Il Tavij, Teresa e Nadia

Il viaggio prosegue in una linea che si spezza nel territorio astigiano. A parlare continuano ad essere voci di donna in una femminea continuità che tiene leggera il corso della mia storia in un mondo dove è solito trovare mani e parole di maschio. Giulia mi accompagna a Scurzolengo, lì mi aspetta Nadia. Da Firano si sale verso nord-est e si oltrepassano le acque del Tanaro. Il paesaggio collinare è interrotto soltanto dalla periferia della città e guadagna colore e silenzi man mano che le strade tornano a salire.     
La presenza dell′uomo si assottiglia, le costruzioni con lui. I cartelli indicano Calliano, San Desiderio, Portocomano e Scurzolengo.

Teresa, Nadia e i tre bicchieri della Cascina Tavijn del Monferrato - Porthos Edizioni

Sulle colline si spiegano strisce e strisce di piante di vite e boschi di nocciole. Arriviamo in località Monterovere. Stampati in un cielo aperto i tre bicchieri della Cascina Tavijn, il Grignolino, il Ruché e la Barbera. 

Ottaviano, Teresa, Nadia e i tre bicchieri della Cascina Tavijn del Monferrato - Porthos Edizioni

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