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Il Fiano del vento - La verticale del Don Chisciotte

L’incontro è stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione della Tradizione, Gabriele Bonci e di Pomarius. Grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Pino Carone e Laura Pinelli. Condotto da Sandro Sangiorgi con Nerina e Pierluigi Zampaglione.


di matteo gallello

Grande era la follia di Don Chisciotte, e grande era perché la radice da cui cresceva era grande: l’inestinguibile brama di sopravvivenza, fonte delle più stravaganti follie come pure degli atti più eroici.
Miguel de Unamuno, Vita di Don Chisciotte e Sancho, traduzione italiana di Antonio Gasparetti, Mondadori, Milano 2006


Incontri alcune cose nella vita che ti fanno cambiare: Smells like teen spirit ascoltata a 14 anni, un qualsiasi Brunello di Montalcino bevuto a 19, la lettura di Così parlò Zarathustra a 21, sapere dell’esistenza delle uve bianche vinificate in rosso a 24.
Era il 2009 e fu una delle mie prime scoperte del vino naturale, quel collegamento semplicistico e utile che ti porta a collocare in modo quadrato le notizie: macerazione sulle bucce di uve bianche = vino naturale. Si tratta solo dell’anticamera che ti porta in una grande gabbia di dubbi che la dedizione al vino ti presenta costantemente. Ricordo perfettamente quel Don Chisciotte 2006.
Pensai, assaggiandolo, che non esistesse nulla di più mitico. C’era un velo di segretezza, come in un disco dei Faust. Nessun vino, fino a quel momento, aveva mai tentato di presentarsi con quell’espressione così contraddittoria e in piena opposizione alle regole riportate sui libri che mi erano passati tra le mani. Mi sembrava una sfida meravigliosa che realizzava il significato della parola immaginazione. E poi quel nome, l’incarnazione dell’idealismo umano... e tante altre cose.

Il Fiano del vento, la verticale di Don Chisciotte - Porthos Edizioni

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8 agosto - Passaggi di pioggia a Piglio, Piero e Rosa

È ora di tornare verso il mezzogiorno, mentre qui al Nord i primi giorni di agosto passano insieme al sole incessante e il viaggio da affrontare mi preannuncia sudore e sopportazione.
Ma sono tratti continui da vivere un pezzo per volta, da Brescia a Pisa, da Pisa a Roma, da Roma alla stazione di Anagni-Fiuggi. Rivedo il litorale tirrenico, le Alpi Apuane, i pini marittimi. A Pisa ci sono un paio di ore d′attesa e percorro le vie del centro in cerca di pane. I turisti portano per mano le borse di plastica ricoperte da scritte di negozi di città, nomi che l′abitudine riconosce, tanto sono uguali di regione in regione, sempre gli stessi; nomi che oggi più di altri rappresentano e dicono "ben arrivato nel centro della città"Qualche mendicante e artista di strada e un′ombra di palazzi che trattiene una parte di sole. Vado a caso, non ho cognizione degli spazi, e la probabilità di incontrare un forno aperto a quest′ora è più pensiero che realtà.
Eccolo infine un piccolo vecchio forno pisano, sono rimaste ancora poche forme di pane e me ne porto una lungo il marciapiedi di una via laterale dove mi siedo sul cemento adombrato e mastico il sapore del grano.
Sul binario numero otto il treno per Roma è fermo, le porte ancora chiuse e qualche americano si aggira lungo la linea gialla vicino alle carrozze.

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Il Montepulciano nelle Marche. Un romanzo di formazione (o un’opera aperta)


Gli attimi bisognerebbe lasciarli così come si sono vissuti, mai tentare di ripeterli, di riviverli.
 (Heinrich Böll, Opinioni di un clown, trad. it. Amina Pandolfi, Mondadori, Milano 2001)


La mattina di domenica 18 maggio, ad Ascoli Piceno, presso il Palazzo dei Capitani del Popolo, si è svolta la degustazione riservata ai Montepulciano delle aziende del Consorzio Terroir Marche.
Ho riletto il reportage su Porthos 21 dedicato ai rossi delle Marche, ho riascoltato la registrazione dell’evento, ho rispolverato le parole, le note e i disegni. La distanza amplia i ricordi, ma li condensa anche.
Rimane l’essenziale.

Il Montepulciano nelle Marche - Porthos Edizioni
foto di giuseppe squillacioti

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