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La lettera di Paolo Parise #2

foto di paolo parise

Con colpevole ritardo pubblichiamo questa lettera ricevuta cinque mesi fa, consapevoli però che non abbia perso la sua ‟validità″.


Carissimo Sandro,
è stata una sorpresa trovarti il primo giorno dell’anno nella casella di posta mentre facevo colazione, ancora assonnato ed arruffato. E un piacere.
L’anno nuovo era appena cominciato e leggere le tue parole mi è davvero piaciuto. La persona che stava con me mi ha visto sorridere. Grazie.
A dire il vero era da un po’ che volevo scriverti, del Corso, di quello che avevo metabolizzato, di quello che sentivo essermi entrato e quello che percepisco come sfuggente, dell’Invenzione e di chissà che altre cose.
Pensavo di farlo in questi primi giorni di gennaio, invece mi ritrovo qui al lavoro che devo ancora risponderti e ringraziarti per gli attestati e la lista vini. Perdonami il ritardo!

B2

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Riesling: lignaggio, rigore, identità – I lezione, Mosel Saar-Ruwer

5 maggio 2016, Sede di Porthos, con Max Argiolu

Parole chiave: vibrazioni, acqua di riso, erba medica, talento, fragilità.

Riesling1

Mise en bouche
Bernkasteler Graben Kabinett Trocken 1994 Sebastian Alois Prüm (Wehlen)
È un vino nato sottile che si è assottigliato in modo corale, conservando quella delicatezza “in filigrana” che ne costituisce il maggior elemento di fascino; è stato un modo per prepararci a sentire, per provare a rivolgerci alla tipologia, il Riesling nella Mosel-Saar-Ruwer.

1a
Eitelsbacher Karthäuserhofberg Kabinett 2011 Karthäuserhof (Trier)
Il liquido si solleva e attraversa la poesia del Riesling, s’insinua nelle pieghe del terroir e ci coglie pronti a ricevere il suo messaggio di freschezza; ogni volta che lo si avvicina riprende a spiegare dall’inizio chi è e da dove viene.

2a
Eitelsbacher Karthäuserhofberg GG 2009 Karthäuserhof (Trier)
Fiorito di rosa sulfurea, netto e generoso; la vena tattile è pronunciata e conduce la densità del frutto bianco nella corrispondenza naso-bocca, proprio in fondo, quando il profumo sembra scomparire.

3a
Scharzhofberger GG 2009 Reichsgraf von Kesselstatt (Morscheid)
Contraddittorio e riottoso, gioca tra lo slancio acido, quasi acre, e la matura cedevolezza dell’alcol, appassiona per come si trasforma nel bicchiere, dopo un inizio confuso sa far emergere una stratificazione disciplinata e questo maggiore ordine odoroso si riflette in una scatenata energia gustativa.

4a
Scharzhofberger Kabinett 2009 Egon Müller (Wiltingen)
Pugnace e progressivo, elegante per vocazione, non sbaglia una nota in virtù di un meraviglioso senso del ritmo; promette molto e mantiene altrettanto, sul piano sapido e su quello fisico, ma tiene per sé una faccia non rivelata, la tiene stretta e non la svela, almeno per ora.

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Riesling: lignaggio, rigore, identità – II lezione, Nahe

12 maggio 2016, Sede di Porthos, con Max Argiolu
 
Parole chiave: innovazione, emotività, minimalismo, progressione, silenzio.

Riesling 12 05

Mise en buche. Traiser Rotenfels Kabinett 2009 Dr. Crusius (Traisen)
Il residuo zuccherino è contrastato subito, sia dall’acidità sia dalla salinità pungente; i profumi hanno superato la fase scherzosa e leggiadra del frutto, si sono stabiliti sulla vena di erba scura, quasi di radice; un Riesling poco disponibile a concedersi, un Kabinett al confine con la secchezza.

1. Schloßböckelheimer Küpfergrube Grosses Gewächs 2008 Schäfer Fröhlich (Bockenau)
L’aspetto acidulo pizzica e gioca con lo strettissimo margine dello zucchero residuo, è un “friccico speciale”; è a suo modo esuberante; semplice, alla distanza assume una regolarità quasi principesca.

2. Schloßböckelheimer Felsenberg GG (Magnum) 2008 Schäfer Fröhlich (Bockenau)
Crudo e minerale, vivido, sottile, sollecita la tattilità della lingua, ha una modalità minimalista, inesauribile, intenerita da una temperatura che lo rende quasi affettuoso; in parte riprende il flusso gustativo del precedente e lo consegna più pieno nelle sensazioni finali, resistente come un filo d’acciaio.

3. Monzingener Halenberg GG 2008 Emrich-Schönleber (Monzingen)
Sana maturità a disposizione di un profilo etereo e carnoso, scalfito da un pizzico di ossidazione: nel primo strato c’è l’oliva, nel secondo più evidente l’anima floreale; con questa etereità odorosa inevitabile che il liquido si sviluppi sulla lingua con tempi meno serrati, dilatando la cedevole vena alcolica; tratto mediterraneo pronunciato e sempre più evidente col passare dei minuti.

4. Hermannshöhle GG 2011 Hermann Dönnhoff (Oberhausen an der Nahe)
Glaciale e remoto, sa di liquirizia e menta, è denso, composto, la grinta dell’acidità che non teme la morsa di estratti e alcol; vuole far salire la parte più minerale, si rivela un vino da vivere a tavola con pietanze originali ed esotiche.

5. Norheimer Dellchen GG 2011 Hermann Dönnhoff (Oberhausen an der Nahe)
Complesso e bellissimo nella fragranza e nell’integrità dell’impatto, sul filo lieve della relazione tra frutta ed erbe, gentilissimo nell’arrivare sotto le narici, tanto quanto è energico nel prendere possesso del palato, come quando bevi direttamente da una sorgente in montagna; fragrante nella ricchezza del finale dove amplifica le premesse del precedente.

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La Sardegna col velo

testo e note di degustazione di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi
foto di giampiero pulcini


Mi sembra inevitabile che, dopo qualche mese, la riflessione iniziale vada a concentrarsi sul senso di quell’incontro di fine ottobre. Certo perdura la bellezza di quei vini imprevedibili e paradigmatici, rimangono ancora i profumi amari, di miele e resine, secchi eterei ammandorlati. Ancora di più permane il pensiero sulla compagnia, l’ospitalità, lo scambio, la meditazione, la lentezza che queste specialità racchiudono. E su valori imprescindibili del vino come l’essere spontaneo e consegnarsi verace che, applicati allo scambio umano, racchiudono il senso della civiltà.

Vernaccia di Oristano e Malvasia di Bosa rimangono per me vini-sorpresa e vini lenti, mai immediati, eppure sempre disponibili. Vini che interpretano un momento, irrompono da un’origine particolarissima, brulicante, incontrollabile, eterna.
Sandro rilevava: «La produzione di vino degli ultimi trentacinque anni ha avuto paura del rapporto con l’aria. I produttori l’hanno temuto, l’hanno demonizzato. Anche nelle iper ossidazioni il tentativo è sempre l’opposto, controllare il vino, decidere al posto suo, mentre un’accorta e naturale dialettica con l’aria ha un valore ed è un valore».
La dialettica e il confronto sono le premesse del vivere felice, nostro e del vino buono.
Di seguito leggeremo le parole di Giampiero Pulcini, Davide Orro, Gianmichele Columbu e Vanna Mazzon: nessuno di loro, anche nella spiegazione scientifica più complessa, trascura la più grande virtù alla base di una comunità, di un sistema sociale chiamato (luogo di) origine.

Vernaccia di Oristano - Porthos Edizioni

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