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La sottiletta e la visione

Ciao Sandro,
ti scrivo per scusarmi per le mie assenze alle ultime due lezioni. Ho parlato con Matteo e mi ha comunicato che posso recuperarle a novembre, peggio per voi che vi ritroverete questa faccia anche il prossimo inverno.
Tra un allettamento e l’altro, però, ho avuto modo di sperimentare un momento visionario. Un istante di consapevolezza assoluta legata al vino e, se mi concedi un paio di minuti, vorrei condividerlo con te, anche perché mi è tornato in mente istintivamente l’aneddoto della sottiletta* che ci hai raccontato al corso.

Dal decimo capitolo de Gli Ignoranti La gaffe - Porthos Edizioni
Dal decimo capitolo de Gli Ignoranti "La gaffe", pag. 41

Due sguardi per uno Chenin

di erika rampini e chiara guarino
foto di pino carone
Da Porthos

di erika rampini

Dal momento che si decide di varcare la soglia di Porthos, ci si distacca dalla quotidiana monotonia, si è consapevoli di lasciare ogni pensiero fuori dalla porta e si va alla ricerca della sostanza. Credo che gran parte delle persone si siano sentite proprio come me, trovando in Porthos un punto di ritrovo, un luogo dove riunirsi e poter parlare di cose buone e belle, ma soprattutto un posto dove ci si può concedere una “pausa di riflessione”. La cognizione temporale svanisce, tra le immagini tratteggiate dai racconti di Sandro e quelle delineate dal vino; si ha l’impressione di tornare a casa con le calosce ancora sporche di fango. Mi è piaciuta molto la parte iniziale, non riesco neanche a chiamarla “teorica”, perché è stato qualcosa di più profondo.

Degustazione Chenin Blanc della Loira/1 - Porthos Edizioni

Mamoiada e il Cannonau: una presa di posizione


note di degustazione di sandro sangiorgi e matteo gallello

foto di antonella anselmo e sandro sangiorgi


La Sardegna e Mamoiada in particolare, non consegnano una sola espressione del Cannonau. Nella nostra ricerca, rivolta alla scoperta della varietà espressiva, sono state determinanti le indicazioni di Francesco Sedilesu, insieme a quelle di Giovanni Montisci. Non accontentandoci di nomi celebri, abbiamo chiesto a Francesco di indicarci i vignaioli che imbottigliano per passione e che ancora non vendono ufficialmente il vino. Si sono aperte, così, due finestre su questo territorio: una riconosciuta, consolidata, l’altra imprevedibile, senza intenti commerciali strutturati, fatta da uomini e donne che offrono la loro presenza attraverso i vini.
Gli scambi con Francesco ci hanno restituito un territorio malinconico e orgoglioso: «Il buon Dio ci ha dato una terra meravigliosa. Ne dovremmo essere contenti, noi sardi, e non andare dietro a pensieri pessimisti e a tecniche di lavorazione della terra e delle uve, estranee alla nostra tradizione, che rischiano di rubarci quella gioia che invece nel mondo contadino c’è, eccome! La cosa più bella è andare per cantine dove un bicchiere di vino non si nega mai. Insomma può essere, il nostro, un canto corale».

Vigneto Cannonau in primavera - Porthos Edzioni

Il vecchio, il denaro e la bottiglia

Anche i ricchi muoiono, persino quelli che bevono bene. Uno di loro, infatti, è morto qualche giorno addietro e io lo ricordo stasera, a tavola, aprendo una delle bottiglie che mi regalò: Château Clarke del 2005. Il vino, se interessa, è un Listrac Medoc, prodotto dalla Compagnie Vinicole Baron Edmond De Rotschild. Il defunto, invece, titoli nobiliari non ne aveva; era solo un anziano capitalista, con la passione divorante per il denaro e le belle cose della vita: donne, barche, case, macchine. Un meridionale inurbato, di umili origini, che conquistò il successo – nel suo caso, i soldi – restando in penombra, ma che quando voleva vedere il cielo, premeva sul telecomando e spalancava il tetto mobile dell’alloggetto, come diceva lui.

Molto rotondo di Ronald Searl - Porthos.it
Vignetta tratta da "parlardivino - gusti e disgusti degli assaggiatori di vino" illustrato da Ronald Searle, trad. italiana di Giorgio Celli, Edagricole, Bologna 1986

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