Quanto darei per sapere questo

Quanto darei per sapere questo: cosa se ne fa tanta gente di un orizzonte allargato?
Karl Kraus

Avevo promesso di non cascarci più, ma l’’uomo è debole e sono di nuovo qui, a ragionare su un editoriale pubblicato dal Gambero Rosso, a firma Daniele Cernilli, condirettore della rivista.
Come molti sapranno, l’’articolo in questione affronta «una serie di proclami a difesa dell’’autenticità del vino italiano», enunciando alcune possibili conseguenze della messa in pratica di quanto chiesto nei proclami stessi. Avrei dovuto fermarmi qui, la parola “proclama” ha un sentore dileggiatorio che promette poco, ma l’’autore, che ben si guarda dal citare in dettaglio questi “proclami”, evoca scenari degni di attenzione.
Col tono del vecchio zio che ne ha viste tante, il Cernilli spiega che, qualora la coltivazione della vite e la vinificazione seguissero criteri biologici e biodinamici, oppure non si usassero più «vitigni diversi da quelli tradizionali», si verificherebbe dapprima il crollo della produzione italiana, quindi quello delle esportazioni.
Dopo il crollo –– citato ominosamente tre volte in sette righe –– i barbari alle frontiere, cioè francesi, spagnoli, cileni, argentini, gente che «bada al sodo», sarebbero liberi di invaderci con i loro vini. Infine, il poco vino italiano superstite sarebbe sì «molto buono», ma destinato al consumo degli happy few e non più bevanda popolare.
E’’ evidente che i teoremi tracciati dal Cernilli hanno il dono della semplicità, ma ignorano (volutamente?) una realtà complessa, in cui non basta bere “local” (o credere di farlo) per salvare le «compatibilità economiche del comparto». Viene quindi da chiedersi perché un intellettuale come Cernilli si fermi a questo livello di analisi. Nessuno, che io sappia, ha chiesto la riconversione obbligatoria e totale dei vigneti, nessuno ha chiesto la chiusura coatta delle cantine non biodinamiche. Semplicemente, è stata sollevata l’’attenzione su aspetti che certi guru del mondo del vino, Cernilli compreso, hanno perso per strada: gli effetti a lungo termine di certe scelte industriali e agronomiche, il rispetto per le persone-consumatori.
A questo punto possiamo azzardare una risposta alla domanda di Kraus: usano l’’orizzonte allargato strumentalmente, asservendo il proprio operato all’’interesse dei forti. Rivoltando frittate e rovesciando medaglie, spargendo fumo dietro la maschera della concretezza, insinuando timori dietro l’apparenza di parole pacate.

tristram
tristram@porthos.it
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