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| Prosecco "col fondo", un vino da... dimenticare |
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| Scritto da giampi giacobbo | |
| Thursday 17 September 2009 | |
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Il Prosecco è un vino da consumarsi in annata. Questa è la convinzione di molti, sia tra le colline di Valdobbiadene che tra i consumatori della penisola. E’ vero, ma solo in parte. Nel senso che, mentre quest’affermazione è valida per il Prosecco rifermentato in autoclave (metodo Charmat), nel caso della presa di spuma attraverso la rifermentazione in bottiglia le cose cambiano. Il Prosecco “col fondo”, così viene chiamato in zona, non è molto conosciuto, essendo legato soprattutto a un consumo locale. Qualche azienda (come Casa Coste Piane, vedi Porthos 32) lo ha destinato a una distribuzione più ampia e fuori dai confini del Veneto, ma per la maggior parte dei produttori rimane un vino per il consumo personale.
2008 Al naso è delicato, con note di fiori bianchi e pera Williams. In bocca evidenzia una struttura inaspettata: è molto sapido e accompagnato da una delicata ma tesa acidità. In attesa di rifermentazione. 2007 Annata difficile, con piovosità più alte della media e presenza di marciumi. Naso inizialmente ridotto, di lieviti decomposti, che poi si apre cedendo spazio ai caratteristici profumi del Prosecco: pera Williams e ancora la delicata nota floreale. In bocca si notano gran pulizia, bella struttura, note agrumate e una sensazione quasi sassosa. 2005 Anche questa un’annata difficile, in cui l’uva è passata da matura a marcia in pochi giorni: la vendemmia è stata fatta velocemente e con un’uva non sempre sana. Le sensazioni odorose sono di frutta matura, ananas e note tostate. La bocca, che ricorda i vecchi Champagne o Giulio Ferrari degli anni ottanta, è segnata dal ritorno di nocciola e ananas, supportato da un’interessante acidità e sapidità e da un’elegante co2; la chiusura lascia un leggero amaro. 2004 Vino di un bel colore dorato. Naso con sentori di ossidazione nobile, malto, orzo, cedro e minerale. L’ingresso in bocca è segnato dall’acidità e dalla sapidità; nel finale, asciutto, permane il gusto di ananas e, anche se si percepiscono le note amare, si ha la sensazione di essere davanti a un vino importante. 2001 Naso ridotto, poi note di miele. All’assaggio la bottiglia è risultata non fortunata: il vino è scomposto nella struttura. 1982 Naso di malto, spezie, affumicatura, cedro candito, camomilla e note minerali di idrocarburo; con il tempo continua l’evoluzione su sentori di miele d’acacia delicatissimo. In bocca si mettono in mostra l’anidride carbonica, cremosa, l’acidità e la sapidità, oltre a note dolci supportate dalla struttura ben definita; non si vuole arrendere mai, nemmeno nel finale,per nulla amaro, a differenza delle annate precedenti: dopo un attacco di dolcezza, le sensazioni si vanno a distendere sulle note sapide e minerali. |
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