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Per scoprire il viaggio di Davide prima dell′11 maggio, giorno dell′attracco a Porthos:  viteinviaggio365

Vite in viaggio

10 agosto - Il vento errante di Calitri

Mi porto l′ultimo pezzo di notte che è già una parte di giorno salendo sul treno che torna verso la Capitale. Ho barattato i respiri della mia vita con i respiri di un luogo e per un pò, forse per sempre, quel luogo e quella mia vita avranno un respiro comune e si troveranno di tanto in tanto a ricordarsi e sentirsi vicini.
Un sonno di alba, lento fino alla stazione di Roma e da lì proseguire per Napoli lungo il litorale.
Una volta sceso mi metto alla ricerca della fermata dell'autobus per Foggia.

20 luglio - Giulio e Didier, espressioni di montagna

Da qualche anno la linea Torino-Aosta si è frantumata così come tante altre linee che sono state spezzate, limitate e soppresse; la Milano-Venezia, la linea notturna che scendeva nel meridione, eccetera eccetera eccetera. Si è lasciata via libera e preferenziale alle frecce nazionali, la bianca, la rossa e la freccia argento. Chissà se all′inizio quelli delle ferrovie pensavano a paragonare i treni agli aerei e abbiano dimenticato e confuso il terzo colore della bandiera. Niente alta velocità per quest′anno, al massimo un Intercity notte da Roma a Messina. AV rappresentava per me il tasto che ero solito vedere da bambino sul telecomando del videoregistratore. Sì, ammetto di averlo preso anch′io un treno ad alta velocità quando c′era un offertona meno costosa dell′interregionale, ma per questo progetto ho scelto la calma e la pazienza e in cambio ho ricevuto tempo. Un tempo per leggere, un tempo per conoscere e parlare, per stare con altri viaggiatori, per guardare le stazioni passare e sincerarmi di ciò che le separa, per scrivere articoli e per dormire.

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15 luglio - Il Tavij, Teresa e Nadia

Il viaggio prosegue in una linea che si spezza nel territorio astigiano. A parlare continuano ad essere voci di donna in una femminea continuità che tiene leggera il corso della mia storia in un mondo dove è solito trovare mani e parole di maschio. Giulia mi accompagna a Scurzolengo, lì mi aspetta Nadia. Da Firano si sale verso nord-est e si oltrepassano le acque del Tanaro. Il paesaggio collinare è interrotto soltanto dalla periferia della città e guadagna colore e silenzi man mano che le strade tornano a salire.     
La presenza dell′uomo si assottiglia, le costruzioni con lui. I cartelli indicano Calliano, San Desiderio, Portocomano e Scurzolengo.

Teresa, Nadia e i tre bicchieri della Cascina Tavijn del Monferrato - Porthos Edizioni

Sulle colline si spiegano strisce e strisce di piante di vite e boschi di nocciole. Arriviamo in località Monterovere. Stampati in un cielo aperto i tre bicchieri della Cascina Tavijn, il Grignolino, il Ruché e la Barbera. 

Ottaviano, Teresa, Nadia e i tre bicchieri della Cascina Tavijn del Monferrato - Porthos Edizioni

7 luglio - Ovada, da una parte all'altra del fiume

Quando apro la porta per andare verso la vigna, il Marino è già lì che si muove tra le cose, le fa suonare con il suo tocco di vento salato. Guardo il sole giovane e penso a quelle uova di gallina che hanno nel colore del tuorlo il colore di un sole appena nato e allo stesso tempo cadente al tramonto della sera a Occidente e a quelle uova che invece hanno nel centro il colore di un sole più caldo e pomeridiano. Oggi è così che il pensiero porta il risveglio. Sono colori e consistenze. L′alba pare una solitudine; il sole, un uovo da rompere sulla vita per ammorbidirla, amalgamarla, tirarla in uno sfoglio di pasta. Provo un attimo di malinconia tra gli occhi e lo stomaco: non dovremmo far altro che mangiare vita.
Taglio corto. Percorro il sentiero fino al vigneto, indosso i guanti e mi avvicino alla pianta, le azioni faranno il resto. Paolo mi raggiunge dopo qualche minuto e continuiamo in silenzio il lavoro nell′aria che si muove e dà piacere. Ormai siamo agli ultimi filari, poche ore ed abbiamo finito di accomodare il Gaggeto.

3, 4 luglio - Rondini, cicale e tuoni sul Pendio

Oggi parto da casa, dalla soffitta dove ho ammucchiato le mie cose, i vestiti, i libri, le pentole, qualche pagina sparsa e scritta, le mappe di viaggi passati.
Del resto, svuotare l′appartamento è stato un passo che sentivo essenziale per la vita che si sarebbe succeduta avanti nel tempo.
Qui ho ancora un letto dove posso dormire, un padre e una madre che mi aspettano e mi vengono a prendere alla fermata del bus e mi accompagnano al treno quando l′orario si fa difficile. 
I giorni trascorrono nella reciproca sopportazione dei caratteri che fanno la famiglia, nei silenzi e nei racconti, nelle ostinazioni tanto rigide eppure tanto fragili.    
Oggi salgo con tutta la mia parte di mondo sul bus che se ne va a Brescia.
Poi il trenino che arriva in Valle Camonica e la fermata nel cuore della Franciacorta. Rivedo i luoghi dove ho vissuto per quasi sei anni e non me ne sento il peso addosso. E mi chiedo se lo sentirò mai questo peso, questo nome di paese e di terra che sarà insieme a me nelle azioni e nel cuore. 

5 giugno - Un vigneto a misura d'uomo, Luciano Saetti

Un caldo che passa lungo tutta la notte senza un filo di vento. La finestra aperta sulla campagna dove è già giorno. Giovanni mi accompagna alla stazione. Lui torna in vigna, io risalgo ancora un pezzo d′Italia. Falconara, Senigallia, Fano, scendo a bermi un caffè e a fare due passi tra le mura, il mare e il centro abitato, ché ci sono nomi di luoghi che ritornano in mente, tante volte li abbiamo sentiti o detti per gioco senza mai averli realmente camminati. Pesaro, Rimini, Imola, Bologna e infine Modena, stazione di Modena. Con Luciano ci si è dati appuntamento qui. Sono le 12 e tre quarti, una umidità di pianura e di città, il calore sale dal cemento, un uomo con uno zaino in spalla e sandali ai piedi rallenta ormai in vista della ferrovia, due ragazzi mi chiedono dove è il Mac Donald, alla fermata dei bus passa una vettura con destinazione Costarica.

8 agosto - Passaggi di pioggia a Piglio, Piero e Rosa

È ora di tornare verso il mezzogiorno, mentre qui al Nord i primi giorni di agosto passano insieme al sole incessante e il viaggio da affrontare mi preannuncia sudore e sopportazione.
Ma sono tratti continui da vivere un pezzo per volta, da Brescia a Pisa, da Pisa a Roma, da Roma alla stazione di Anagni-Fiuggi. Rivedo il litorale tirrenico, le Alpi Apuane, i pini marittimi. A Pisa ci sono un paio di ore d′attesa e percorro le vie del centro in cerca di pane. I turisti portano per mano le borse di plastica ricoperte da scritte di negozi di città, nomi che l′abitudine riconosce, tanto sono uguali di regione in regione, sempre gli stessi; nomi che oggi più di altri rappresentano e dicono "ben arrivato nel centro della città"Qualche mendicante e artista di strada e un′ombra di palazzi che trattiene una parte di sole. Vado a caso, non ho cognizione degli spazi, e la probabilità di incontrare un forno aperto a quest′ora è più pensiero che realtà.
Eccolo infine un piccolo vecchio forno pisano, sono rimaste ancora poche forme di pane e me ne porto una lungo il marciapiedi di una via laterale dove mi siedo sul cemento adombrato e mastico il sapore del grano.
Sul binario numero otto il treno per Roma è fermo, le porte ancora chiuse e qualche americano si aggira lungo la linea gialla vicino alle carrozze.

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16 luglio - Verso cascina Cottignano, Carlo e Giacomo

Dal finestrino, all′orizzonte, sembrano attaccate al cielo, così vicine che il tempo di una passeggiata può portarti da loro, là dove le salite hanno inizio. Ho trascorso sei anni della mia vita a Torino e nelle andate e nei ritorni verso la terra natia le osservavo con un sentimento di bellezza, tuttavia, senza sentirle addosso, estranee e irraggiungibili. Poi una volta ci camminai per davvero. È stato come un lampo. La percezione che lassù potevo inseguire la mia fatica, portare i miei pensieri e farli camminare fino a sfinirli e renderli essenza. Ora, a guardarle, quelle montagne che fanno le Alpi, è guardare una parte di me, avere dentro un pezzo di mondo libero da tutte le nozioni di storia e geografia e nomenclatura, sapere che possiamo essere un luogo e dividere con esso la complessità e la semplicità dei giorni.

Verso Colombera e  Garella Cascina Cottignano, da Carlo e Giacomo - Portho Edizioni

8 luglio - Mario e Giulia, la duerta e de duan

Pensate, caro signore, al mondo che portate in voi, e chiamate questo pensare come volete; sia ricordo della propria infanzia o desiderio del proprio futuro, solo ponete attenzione a quello che sorge in voi, e levatelo sopra tutto quello che osservate intorno a voi. Il vostro più intimo accadere è degno di tutto il vostro amore, a esso voi dovete in qualche maniera lavorare e non perdere troppo tempo e animo a chiarire la vostra posizione di fronte agli uomini.
                                                                      R. M. Rilke

Ed è nella città degli uomini che è trascorsa la notte, là dove le strade sono ora vuote di gente e calde e umide di un sole e di un'aria imprigionati tra gli asfalti e le case e le luci dei lampioni ancora accesi. Anche nella città si attende il nuovo giorno. È un'attesa silenziosa, di qualcosa che comunque ha da capitare in ogni caso. Un'abitudine che ci si porta addosso senza quasi sentirla.
È lasciando la città, che a poco a poco il risveglio si stende e partecipa alla vita delle cose che sono attorno. È restando all'aperto e camminando o correndo o pedalando verso una terra ancora campagna che il respiro si apre come natura e può respirare quell'alba che sale dal buio e promette giorno. 

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6 luglio - Paolo e Lidia, Rocco di Carpeneto e l'ovadese

I treni iniziano a scottare. L′annata trova un′estate diversa dalla precedente e il ricordo dei giorni di pioggia costante è riscaldato da un sole fermo che poggia le mani sulle città e sulle campagne. Ma stando fuori, all′aria aperta, giorno dopo giorno, il corpo ritrova se stesso e si abitua ai freddi e ai caldi piegandosi laddove volge la natura.
Percorrere la strada da casa fino al lavoro. Farlo in bicicletta attraversando i paesi o a piedi lungo il sentiero tra boschi e vigneti. Farlo da fuori con lentezza. Per cinque anni ho visto trascorrermi accanto i tempi delle stagioni. Se era pioggia la lasciavo cadere addosso sui vestiti, se era vento pedalavo con più fatica controcorrente e il quotidiano mi restituiva un pezzo di anno e un pezzo dopo l′altro faceva il mese e la stagione e chiudeva un cerchio per poi ricominciare da capo sempre diverso. Il treno si ferma vicino a Milano.
È un treno dove scorre impotente l′aria da fuori. Un treno lombardo di luglio.
In una stazione sotterranea salire sulla vettura verso Pavia e da lì ad Alessandria. E un paese che era Liguria e ora Piemonte. Novi Ligure. Le 12 e tre quarti. Paolo mi raccoglie dagli asfalti bollenti dove i taxi aspettano qualche viaggiatore che ha fretta e cerca comodità. Ci allontaniamo dall′anonimo nucleo abitato parlando di fiere. Un basso Piemonte in cui scorgo qualche sprazzo di girasoli parimenti allineati verso una uguale direzione. Il bosco prende spazio quando entriamo nel territorio chiamato ovadese. Dalla parte di Carpeneto, la terra appare più bassa, ma è solo un'impressione, i campi e le vigne vivono a circa 250 metri sopra il livello del mare. In basso, a qualche chilometro, Ovada e il fiume Orba. Più in alto il corso d'acqua del Bormida. Lontano dalle ultime case del paese, l′azienda Rocco di Carpeneto, la cantina e gli spazi dell'agriturismo.
Nel cortile tra case e vigna il sole sembra salire anche dal basso, Lidia e i suoi cani mi vengono incontro, ci salutiamo. 

Lidia dell'azienda vitivinicola Rocco di Carpeneto - Porthos Edizioni

9 giugno - Un camuno di nome Enrico

Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l′immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient′altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall′altra parte della vita.
       
L. F. Celine

Se sei un  bambino e se sei nato nella provincia di Brescia, c′è una buona probabilità che una delle prime gite organizzate dalla scuola abbia come destinazione la Valle Camonica.
Io, che di infanzia sono cresciuto in Valle Sabbia, a pochi chilometri dal lago di Garda ebbi questo destino.
Nemmeno capisci, forse, dove stai andando, in quale profondità della storia dell′essere umano hai il privilegio di arrivare e come la tua immaginazione possa appoggiarsi e risuonare insieme ai segni scolpiti sulle rocce da un antico popolo, il popolo camuno.                                

3 giugno - le luci danzanti di Cupramontana, Ca'Liptra

Riparto dalla Romagna, dal suo litorale. Credo che qui, in parte, sia nascosto l'inconscio collettivo dell'infanzia del nord Italia.
Dagli stabilimenti delle fabbriche, alle colonie di preti e di suore, suonava già la musica di Camillo e Peppone, il ritmo sociale accomodato.
Anch'io passai le mie prime vacanze di mare sulle sabbie romagnole a costruire piste di biglie e castelli più o meno solidi, a camminare le strade luccicanti tra giochi e cinema all′aperto, era l′anno di Io sto con gli ippopotami, mi pareva il paese dei balocchi, qualcosa iniziava a trasformare la pelle, c′era soltanto la fortuna che si giocava ancora in strada, fuori.
Oggi è un'altra storia. Vado a fare il biglietto per Cupramontana, la prossima tappa del viaggio. Iris mi precede seguendo il giallo di una linea parallela all'unico binario che passa per la stazione di Gatteo a Mare.

In viaggio verso Ca'Liptra - Porthos Edizioni

Non le ho chiesto come sia per lei viverci in questo luogo dopo esserci nata. Magari un giorno... intanto cammina fermandosi accanto alla vegetazione a contemplare le piccole coccinelle. Insieme guardiamo i treni, quelli che passano e quelli che passeranno e mi porteranno lontano.
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