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Approfondimenti

La pasta

Il primo giorno alla scuola di Porthos significa cibo di conforto. Vogliamo riportare le persone a quei momenti di vita quotidiana nei quali si vuole essere incoraggiati, per esempio quando si torna da scuola o dal lavoro.
La pasta è il confort food per antonomasia, e quella prodotta dalla famiglia Assante ne rappresenta la quintessenza. Il pastificio Gerardo di Nola nasce nel 1870 a Gragnano. Negli anni trenta si trasferisce a Castellammare di Stabia, sede produttiva fino al 1995. Oggi la sede è tornata a Gragnano. La storia di Giovanni è avvincente: negli anni ottanta lavora nel pastificio e finisce, in tempi non sospetti, per barattare il valore del suo TFR con il marchio. Una grande idea, che vale il futuro di tutta la famiglia.

3ottobre

Cirò, Calabria, spirito di appartenenza

di matteo gallello
a cura di sandro sangiorgi

Il vino calabrese è da sempre un mio chiodo fisso.
È un legame inevitabile, il richiamo continuo delle origini. Un’eco che non si consuma e, quando sembra scompaia, basta fermarsi per risentirla. Poi ci sarà anche l’orgoglio, che presuppone il senso del mio agire, la realizzazione di un’identità in quel che faccio ogni giorno. Parlare in qualche modo e per qualche motivo della Calabria è il risultato più vistoso.
Appartenere, ecco il nocciolo della questione. Appartenere a un luogo perché il luogo possa appartenerti. Mi occupo di vino e, in particolare, voglio dedicarmi al vino calabrese.

In vigna con Cataldo Calabretta e Francesco De Franco - Porthos Edizioni
foto di mavi peňa

Vegano e Biodinamico - Intervista a Claudio Menicocci


L’azienda Menicocci è stata la prima ed è tuttora una delle poche a essere certificate “biodinamica e vegana”.

Biodinamica e vegan partono da strade molto diverse. Attraverso la mia azienda si sono unite e sono emerse delle contraddizioni. Inizialmente ho portato avanti la mia certificazione all’estero perché l’unico rifermento, nel 2004, era la Vegan Society la cui sede principale è in Inghilterra. Tutti i piccoli movimenti, com’era allora quello vegano, sono anche i più radicali e al tempo erano molto contrari alla presenza animale, quindi non solo la sofferenza. Il maggiore ostacolo era rappresentato dalla considerazione del letame: loro lo escludevano dalla concimazione mentre io affermavo che nel suo utilizzo non poteva sussistere il problema della sofferenza, semmai sarebbe stato il contrario. Era necessario, invece, considerare il benessere degli esseri viventi. Una volta superato lo scoglio, accettata almeno l’idea della presenza e del servirsi del letame, si è passati a discutere dell’agricoltura biodinamica, prevalentemente sui preparati perché quasi tutti concepiti su parti animali.

Allevamento di vacche dell'azienda Menicocci - Porthos Edizioni

Sandro Sangiorgi e "Manteniamoci giovani - vita e vino di Emidio Pepe" a Mestre in centro 2014

Si avvicina il momento del secondo appuntamento con Manteniamoci giovani - vita e vino di Emidio Pepe, questa volta a Mestre in centro 2014.
 
Mestre in centro
 
Domenica 28 settembre alle 18:00 presso Piazzetta Pellicani
 
Presentazione del volume "Manteniamoci giovani - Vita e vino di Emidio Pepe".
Modera Luciano Ferraro, caporedattore del Corriere della Sera, giornalista enogastronomico e autore del blog DiVini.
Seguirà una degustazione dei vini dell'azienda Emidio Pepe.
 

Sulla certificazione Vinnatur

Ho seguito la vicenda della certificazione Vinnatur sin dalla primavera quando, in coincidenza con la manifestazione di Villa Favorita, le aziende associate sono state chiamate a discutere e approvare il disciplinare. Ho qualche dubbio sull’efficacia dello strumento così com’è stato proposto, al di là dei limiti insiti in ciò che è permesso e ciò che è vietato. La certificazione è un mezzo importante, delicato e decisivo, credo si rischi di perdere la grande occasione di riunire le associazioni, i gruppi e i consorzi che hanno a cuore il vino naturale e concordare un documento comune. Si badi bene, tale possibile insuccesso non sarebbe da ascrivere solo a Vinnatur, ma coinvolgerebbe tutte le realtà vitivinicole italiane, associate o meno, che preferiscono far finta di nulla.

Georgia 1
foto di sara bonessio, Georgia 2015, grazie a mauro lenci

Vino senza solfiti - Lasciamo fare alla natura

Questo è lo slogan del “Progetto, Sviluppo e Trasferimento di Sistemi Innovativi di produzione di Vini senza Allergeni”, tenutosi lo scorso 18 giugno presso Palazzo Antonelli a Roma.
Seguo da tempo i tentativi di proporre sistemi per evitare la solforosa nell’elaborazione e nella confezione del vino. Nel settembre 2012 sono stato al Sana di Bologna. Nel maggio 2013 ho avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del Wine Research Team di Riccardo Cotarella all’AIS di Roma. Durante la conferenza stampa, che precedeva l’assaggio dei vini, non sono state elargite spiegazioni sufficienti per capire come funziona il processo che dovrebbe portare ad azzerare l’uso della solforosa.
Più chiara è stata l’esposizione del progetto guidato da Marco Esti, professore associato in Enologia e Tecniche enzimatiche per l’industria alimentare presso l’Università della Tuscia (sempre quella che segue le ricerche di Cotarella).
I comunicati stampa del convegno segnalano che il progetto di sperimentazione è reso possibile da “un finanziamento comunitario (misura 124 PSR Regione Lazio)”. Così è stato presentato l’incontro:

Tre nuovi vini senza solfiti in provincia di Roma, frutto di una sperimentazione che ha coinvolto l’Università della Tuscia attraverso un finanziamento della Regione Lazio. Sono il Macchia Sacra, fiano in purezza della cantina Castello di Torre in Pietra, il 496  Frascati Doc (70% malvasia di Candia e 30% trebbiano toscano) dell’azienda biologica De Sanctis di Frascati e il Don Franco, un rosso montepulciano e sangiovese della cooperativa Capodarco, di Grottaferrata. Il progetto dell’associazione ProBio è cofinanziato con fondi comunitari al 60% dell’investimento con circa 62mila euro.
Le tre cantine, già in possesso da anni della certificazione biologica, si sono impegnate in questa sperimentazione per cercare di avere un profilo organolettico dei loro primi vini senza allergeni, analizzandone la qualità e l’interesse dei consumatori, attraverso un progetto dell’associazione ProBio, che può fare da apripista a tante altre aziende, associate e non. 
Sono già in commercio e con una buona risposta dei consumatori i tre vini delle annate 2014, delle cantine Capodarco e De Sanctis, che ne hanno prodotte 2mila bottiglie, e Castello di Torre in Pietra con 4mila bottiglie.


Il convegno è stato moderato da Fabio Turchetti e introdotto dall’agronomo Leandro Dominicis. Gli interventi di seguito riportati sono di Pier Francesco Lisi, giornalista-enologo-comunicatore, del professor Esti e dei tre produttori che hanno partecipato al progetto.
Abbiamo lavorato sodo per rendere la lettura del parlato dei protagonisti fruibile e scorrevole.

Progetto, Sviluppo e Trasferimento di Sistemi Innovativi di produzione di Vini senza Allergeni - Porthos Edizioni

Sandro Sangiorgi e "Manteniamoci giovani - vita e vino di Emidio Pepe" a Pordenonelegge 2014

Vi segnaliamo il nuovo appuntamento con Manteniamoci giovani - vita e vino di Emidio Pepe a Pordenonelegge 2014.

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Le parole del vino

Sabato 20 settembre alle 18:30 presso il Palazzo Klefisch di Pordenone

Incontro con Sandro Sangiorgi, conduce Paola Coccolo, direttrice dell'Ersa Friuli Venezia Giulia.

A partire dalla storia della vita e del vino di Emidio Pepe, Sandro racconta come dal vino passi l'identità e l'unicità di un territorio. E come la viticoltura e l’enologia possano riuscire nel compito arduo di restituire il sapore, la memoria, la storia di una terra e, nel contempo, conquistare i mercati.

Seguirà una degustazione dei vini dell'azienda Emidio Pepe.





Corso di panificazione e granicoltura - Seconda lezione

Fabio Ciri è il proprietario dell’azienda Le Due Torri di Spello, tra Foligno e Assisi, provincia di Perugia. Da sempre è legato all’agricoltura, la famiglia paterna coltiva tutt’ora tabacco e barbabietole con un’impronta chimico-convenzionale; dal 1992 ha preso in mano la proprietà materna, un allevamento di bovini. Ha studiato agraria e il suo sogno era la programmazione agricola agroindustriale: «Dal 1993 ho iniziato a condurre i 150 ettari con regime biologico. Aver sempre avuto a disposizione l’allevamento bovino ha semplificato la conversione: la continuità del letame per tre generazioni ha consentito la fertilità dei terreni nonostante la chimica adoperata. Nella mia famiglia sono convinti dell’agricoltura convenzionale mentre io vorrei riuscire ad avere un’azienda sostenibile di tipo alternativo ma che porti risultati confrontabili e inconfutabili, che diano sostegno all’agricoltura del futuro».

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