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Alsazia, il paradiso dei geologi

Abbiamo immaginato una degustazione diversa. Invece che una sfilata di Grand Cru diversi, interpretati attraverso tecniche e vitigni differenti, siamo andati alla ricerca del senso vero di un terroir, la comunanza espressiva di ciò che significa “tessuto”. Così, abbiamo trovato degli importatori sensibili al nostro slancio. È nata un’occasione che non dimenticheremo: degustare e bere, in due casi su tre, vini da vitigni diversi ottenuti nello stesso luogo e nella medesima annata, realizzati dallo stesso produttore.
Che cosa è emerso? L’impronta del luogo si manifesta attraverso la stoffa del sapore, nella combinazione tra gli estratti, la salinità e l’abbraccio complessivo del liquido sulla lingua. Senza la libertà espressiva della fisicità non esistono bellezza e piacere, il profilo tattile del vino dipende dalla forza che la terra riesce a imprimere al succo. È stato bellissimo avvertire una sensuale successione indipendente dall’identità del vitigno. Badate bene, non si tratta di un appiattimento della varietà odorosa e gustativa di Riesling, Gewurztraminer, Muscat e Pinot Gris, è la percezione netta di una base comune, il luogo, dalla quale spiccano il volo e si librano viaggiando nella nostra emotività tutte le sfumature che fanno di un vino un’esperienza memorabile.

Riesling, Gewurztraminer, Muscat, Pinot Gris e Geuze - Porthos Edizioni

Il Fiano del vento - La verticale del Don Chisciotte

L’incontro è stato organizzato da Matteo Gallello, realizzato con la collaborazione della Tradizione, Gabriele Bonci e di Pomarius. Grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Pino Carone e Laura Pinelli. Condotto da Sandro Sangiorgi con Nerina e Pierluigi Zampaglione.


di matteo gallello

Grande era la follia di Don Chisciotte, e grande era perché la radice da cui cresceva era grande: l’inestinguibile brama di sopravvivenza, fonte delle più stravaganti follie come pure degli atti più eroici.
Miguel de Unamuno, Vita di Don Chisciotte e Sancho, traduzione italiana di Antonio Gasparetti, Mondadori, Milano 2006


Incontri alcune cose nella vita che ti fanno cambiare: Smells like teen spirit ascoltata a 14 anni, un qualsiasi Brunello di Montalcino bevuto a 19, la lettura di Così parlò Zarathustra a 21, sapere dell’esistenza delle uve bianche vinificate in rosso a 24.
Era il 2009 e fu una delle mie prime scoperte del vino naturale, quel collegamento semplicistico e utile che ti porta a collocare in modo quadrato le notizie: macerazione sulle bucce di uve bianche = vino naturale. Si tratta solo dell’anticamera che ti porta in una grande gabbia di dubbi che la dedizione al vino ti presenta costantemente. Ricordo perfettamente quel Don Chisciotte 2006.
Pensai, assaggiandolo, che non esistesse nulla di più mitico. C’era un velo di segretezza, come in un disco dei Faust. Nessun vino, fino a quel momento, aveva mai tentato di presentarsi con quell’espressione così contraddittoria e in piena opposizione alle regole riportate sui libri che mi erano passati tra le mani. Mi sembrava una sfida meravigliosa che realizzava il significato della parola immaginazione. E poi quel nome, l’incarnazione dell’idealismo umano... e tante altre cose.

Il Fiano del vento, la verticale di Don Chisciotte - Porthos Edizioni

Ho viaggiato con Mario Dondero

Al tramonto, in un sussulto di luce invernale, la torre comunale di Petritoli si staglia come un minareto sul borgo medievale, appollaiato in cima a una collina a formare il più classico dei paesaggi marchigiani. In una sala disadorna del vecchio ospedale è allestita la camera ardente dove riposa il corpo di Mario Dondero. Un mazzo di garofani rossi e il fazzoletto tricolore dell’A.N.P.I. al quale era legato per i suoi trascorsi da partigiano in Val d’Ossola.

Mario Dondero - Porthos Edizioni

Riviste

Libri

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