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Il tempo delle ginestre

foto di paolo merlini


Sul binario un uomo alto, magrissimo, dal volto scavato e la pelle arsa, fuma imperturbabile. Con il suo gilet di pelle nera sulla camicia bianca, gli stivali di cuoio e i grandi occhiali a specchio sarebbe una comparsa ideale per un western di Tarantino. Alle sue spalle, su una parete dal giallo un po’ sdrucito, la scritta blu “Paternò”. È trascorsa mezz’ora da quando abbiamo lasciato la lustra stazione rosso mattone di Catania Borgo, campo base della Ferrovia Circumetnea, dove un simpatico bigliettaio fa la spola tra il bar e il suo sportello di lavoro.

Etna2

Lavorare per Essere nel vino



La libertà non elimina la necessità, ma la presuppone.
Spinoza



Dignità, maturità, comunità, scambio, cambiamento, competenza, riconoscenza, saggezza, esperienza, possibilità, verità, sostegno, speranza, fatalità, autonomia, attesa, responsabilità, divenire, immaginazione, continuità, identità, rischio, obbligo, nostalgia, morale, etica, comunità, confine, onestà.
 
Abbiamo imparato ascoltando la vita di tutti i giorni e provato a capire le radici di una scelta, di una responsabilità. Quattro incontri sull’essere vignaioli, più che sul vino. Nove persone, racconti di lavoro passato e presente nei quali i vini sono solo la punta dell’iceberg di un insieme di pensieri, scelte e azioni e di tutto quello che ognuno di loro, attraverso il proprio lavoro, mette in atto.

carciofi sfioriti

2003 – Calori, contesti, controversie

a cura di francesca pasqui

Il 9 marzo si è tenuto l’incontro 2003 – Calori, contesti, controversie organizzato da Matteo Gallello e condotto da Sandro Sangiorgi. Realizzato con la collaborazione della Tradizione, Gabriele Bonci, di Pomarius e grazie al prezioso aiuto di Chiara Guarino, Pino Carone e Laura Pinelli.
Alle note di degustazione di Francesca Pasqui seguono i commenti dei partecipanti.
I vini, com’è consuetudine, sono stati serviti alla cieca: il Nero d’Avola come mise en bouche, poi Montepulciano, Brunello, Barolo e nell’ultima batteria Veliko, Verdicchio e Chenin. Con il cibo, alla fine, il Dogliani.

2003 bt

Sandro Sangiorgi: Ve li ricordate i 2003? Ne abbiamo scelti sette, quattro rossi e tre bianchi di provenienza diversa, per osservare come la stagione, nei vari luoghi, ha influito sulle caratteristiche delle uve. A volte la 2003 viene paragonata alla 1997, durante la quale ci fu un′estate più lunga ma, certamente, non altrettanto calda. Il ′97 fu il primo anno di un cambiamento climatico avvertibile e annunciato già da tempo dagli esperti. Molti vini di quell′anno, ora, sono appassiti, piuttosto fermi e questo non sta succedendo ai tanti 2003 assaggiati ultimamente.
Matteo, perché hai pensato al 2003?

Matteo Gallello: Perché ce n′erano troppi in cantina [ride]. Scherzi a parte, ho trovato interessante il fatto che – analizzando il sottotitolo dell′evento – sia considerata un′annata controversa con vini immediatamente pronti ma con qualche difficoltà. I calori ce li ricordiamo tutti... le temperature, in tutta Italia, si mantennero intorno ai 40 °C per settimane.
E, infine, i contesti, perché occorre diversificare le zone e capire, attraverso le testimonianze che ci portano i vini a tredici anni di distanza, la loro modalità espressiva. Un vino da una′annata generosa dal punto di vista climatico, è spesso più disponibile anche nei confronti del cibo o del nostro umore, perché tra alcolicità più spiccate e facilità di beva... È senza dubbio un′annata che ha qualcosa da dire, delle caratteristiche rilevanti, quindi ho pensato che sarebbe stata una bella opportunità fare una ricognizione.

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